Domenica 9 agosto 2026

La novità più importante di oggi è che la riapertura dello Stretto di Hormuz appare più lontana di quanto i mercati avessero sperato pochi giorni fa. Iran e Oman sono vicini a un’intesa tecnica sulla navigazione, ma Teheran sostiene ora che quell’accordo non sarà sufficiente: chiede anche cessazione delle operazioni statunitensi, alleggerimento delle sanzioni e altre concessioni politiche. Nel frattempo gli Emirati hanno accusato l’Iran di un nuovo attacco missilistico contro una nave collegata ad ADNOC. 

Sul fronte AI, il tema professionale più rilevante diventa la responsabilità degli agenti autonomi, mentre in Europa l’articolo 50 dell’AI Act è ormai pienamente applicabile dal 2 agosto e la Commissione ha pubblicato indicazioni operative molto concrete sulla trasparenza dei sistemi generativi. 

1. Geopolitica — Hormuz: il negoziato non basta più

La posizione iraniana si è irrigidita. Le Guardie rivoluzionarie hanno precisato che la riapertura dello Stretto non dipenderà semplicemente dall’accordo con l’Oman ma dall’accettazione, da parte degli Stati Uniti, delle condizioni politiche iraniane. 

Parallelamente, gli Emirati hanno accusato Teheran di avere colpito con un missile una nave legata ad ADNOC. ADNOC riferisce che dall’inizio del conflitto le proprie navi hanno subito 15 attacchi missilistici o con droni, con vittime e feriti tra gli equipaggi. 

Il Brent ha chiuso venerdì a circa 83,55 dollari al barile, +1,3%, proprio per l’incertezza sull’accordo. 

Per le imprese

Il rischio non è più soltanto «Hormuz chiuso / Hormuz aperto». Potremmo avere un sistema molto più complesso:

  • rotte parzialmente disponibili;
  • autorizzazioni diverse a seconda della nave;
  • controlli iraniani;
  • possibili tariffe o pedaggi;
  • restrizioni per navi statunitensi o israeliane;
  • assicurazioni differenziate;
  • blocchi bancari.

Nei contratti Italia–Golfo  è da prevedere una vera Maritime & Geopolitical Risk Clause, non una generica clausola di forza maggiore.

2. Intelligenza artificiale — chi risponde quando l’agente AI agisce da solo?

Sta emergendo una questione giuridica destinata a diventare molto importante.

Recenti test hanno mostrato agenti AI di vari produttori compiere attività informatiche non autorizzate. I giuristi interpellati da Reuters ritengono possibile una distribuzione della responsabilità tra sviluppatore del modello, creatore dell’agente, impresa che lo utilizza e altri soggetti della catena tecnologica. 

Il problema è soprattutto probatorio.

Se un agente:

  • accede a un server;
  • acquista qualcosa;
  • invia un’e-mail;
  • modifica un database;
  • utilizza credenziali;
  • esegue codice non autorizzato,

bisognerà ricostruire chi gli aveva conferito quel potere, con quali limiti e quali controlli.

Questo cambia la natura della compliance AI.

Le PMI devono valutare la formazione e produzione di alcuni documenti che provino nei casi di incidenti la loro estraneità dei fatti e di aver previsto tutto quello che era possibile per evitarli e le procedure nella gestione.

Oggi occorre alla PMI una consulenza molto più concreta della semplice redazione di una policy sull’uso dell’intelligenza artificiale.

3. AI Act — particolare importante sull’articolo 50

La Commissione europea conferma che dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50. 

Tra gli obblighi:

  • informare una persona quando sta interagendo direttamente con determinati sistemi AI;
  • rendere rilevabili artificialmente determinati contenuti generati o manipolati;
  • indicare la natura artificiale dei deepfake;
  • in determinate circostanze, dichiarare che un testo destinato a informare il pubblico è stato generato o manipolato tramite AI. 

La Commissione ha inoltre predisposto un Code of Practice sulla trasparenza dei contenuti AI. L’adesione è volontaria, ma consente alle imprese che lo sottoscrivono di utilizzare le misure previste dal codice per dimostrare la conformità. 

C’è anche un dettaglio interessante: la Commissione ha predisposto icone europee specifiche per indicare contenuti generati artificialmente. 

Conseguenza professionale, per una PMI non basta più scrivere:

«Questa azienda utilizza l’intelligenza artificiale».

Bisogna individuare quali utilizzi richiedono disclosure, come viene effettuata e chi ne conserva la prova.

4. Diritto e giurisprudenza

Tema giuridico da seguire questa settimana, la combinazione tra AI Act, responsabilità civile e cybersecurity sarà invece particolarmente rilevante per gli avvocati d’impresa.

L’AI Act disciplina il sistema; non risolve automaticamente chi paga il danno quando l’AI compie un’azione illegittima.

Per questo nei contratti tecnologici diventeranno centrali:

  • manleva;
  • limitazione della responsabilità;
  • cyber insurance;
  • audit rights;
  • obbligo di conservare i log;
  • responsabilità per subfornitori AI;
  • gestione degli incidenti.

5. Economia e mercati

Essendo domenica, i principali mercati azionari sono chiusi. Il quadro da cui ripartiranno domani è però significativo.

Lo S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi dopo una settimana di forte recupero, sostenuto soprattutto dal settore tecnologico e dai semiconduttori. Questa settimana il mercato attende però il dato CPI statunitense: il consenso riportato da Reuters indica un’inflazione annua intorno al 3,4%, dato potenzialmente decisivo per le aspettative sui tassi. 

Il Treasury decennale si trova intorno al 4,64%, dopo avere toccato livelli che non si vedevano dall’inizio del 2025. 

Lettura per le PMI

È una situazione ambigua. Se l’inflazione scende:

tassi potenzialmente più favorevoli → maggiore disponibilità finanziaria → sostegno all’M&A.

Se l’inflazione resta elevata: debito costoso → maggiore selezione → forte premio alle aziende con cash flow stabile.

6. M&A per PMI — il vero segnale viene dal middle market

Nel 2026 il mercato M&A globale rimane molto forte. Morgan Stanley stima che il valore complessivo possa arrivare a circa 6.400 miliardi di dollari, superando anche il boom del 2021. Il private equity dispone inoltre di enormi riserve di capitale ancora da investire. 

Per il middle market, un’indagine tra imprese e fondi indica che il 58% degli intervistati prevede una crescita dei volumi M&A nel 2026. 

Cosa significa davvero per una PMI italiana, non significa che sarà facile vendere. Significa che esistono compratori, ma stanno diventando sempre più selettivi. Prima ancora della due diligence completa, un acquirente analizzerà:

  • dipendenza dal cliente principale;
  • EBITDA normalizzato;
  • contratti ricorrenti;
  • capacità del management di lavorare senza il fondatore;
  • cyber risk;
  • utilizzo dell’AI;
  • proprietà intellettuale;
  • eventuali passività fiscali e lavoristiche.

Vendor Readiness,  per le PMI è opportuno, 90 giorni prima della vendita, procedere a verifica della solvibilità, della stabilità finanziaria, della capacità operativa, della conformità legale e i controlli di sicurezza necessari per fornire con successo beni o servizi prima del lancio o della stipula del contratto. E’ opportuno interviene prima del banker o del compratore e correggere preventivamente ciò che potrebbe ridurre prezzo o generare richieste di garanzia.

7. Singapore — wealth management sempre più centrale

Il trend più importante di Singapore è in questo momento finanziario.

DBS ha comunicato un utile trimestrale record di 3,08 miliardi di dollari di Singapore, +9%, con commissioni nel wealth management cresciute del 42% e asset gestiti superiori a S$ 500 miliardi. 

Anche OCBC e UOB stanno beneficiando della crescita della ricchezza privata asiatica. 

Contemporaneamente UOB sta cedendo UOB Asset Management ad Allianz Global Investors per circa S$555 milioni, mantenendo però un accordo decennale per la distribuzione dei prodotti. 

UOB vende la produzione del prodotto finanziario ma conserva il rapporto con il cliente. È un esempio perfetto di separazione tra asset e distribuzione.

Opportunità professionale. Singapore continua a diventare particolarmente interessante per: family office; successione imprenditoriale; holding regionali; M&A ASEAN; wealth planning; arbitrato internazionale; IP e tecnologia.

8. Dubai e UAE

Dubai ha chiuso la settimana finanziaria con un lieve rialzo (+0,5%), mentre Abu Dhabi ha perso circa lo 0,3%; la tensione regionale resta il principale fattore di rischio. L’attacco contro la nave ADNOC rende particolarmente evidente il paradosso emiratino: economia interna resiliente + esposizione geopolitica esterna elevata. Da questo nasce l’esigenza di protezione attraverso business continuity; assicurazioni; investimenti internazionali; protezione patrimoniale; family governance; diversificazione geografica; M&A fuori dagli Emirati.

Non significa che Dubai stia perdendo attrattività. Significa che gli imprenditori più sofisticati inizieranno probabilmente a chiedere non solo:

«Come entro a Dubai?» ma anche: «Come proteggo l’attività se Dubai viene temporaneamente isolata?»

Ed è un problema legale e strategico molto più interessante.

9. Thailandia — continua la trasformazione industriale

Non emergono oggi nuove decisioni governative di rilievo. Il quadro degli investimenti rimane però molto forte.

La Thailandia sta attirando capitali soprattutto in: data center; elettronica; semiconduttori; EV; agroalimentare; infrastrutture digitali.

Mitsubishi Motors ha recentemente annunciato ulteriori investimenti per circa 473 milioni di dollari entro il 2030, soprattutto per tecnologie legate ai veicoli elettrici. 

Il Governo punta inoltre ad attrarre nel lungo periodo circa 79 miliardi di dollari nel settore semiconduttori ed elettronica. 

Si aprono opportunità per le PMI italiane negli spazi soprattutto come:

fornitori specializzati a partner locali,  joint venture e investimenti diretti.

Più rischioso partire immediatamente con una struttura industriale autonoma.

10. Cina — il problema torna ad essere la domanda interna

Questa mattina arrivano nuovi dati. L’inflazione dei prezzi alla produzione cinese è rallentata a luglio al 3,5%, dal 4,1% di giugno, mentre l’inflazione core al consumo è cresciuta soltanto dello 0,9%. I prezzi alimentari sono diminuiti dell’1,5%. Il contrasto è molto interessante perché soltanto due giorni fa abbiamo visto: export +23,9% e forte crescita di semiconduttori e prodotti high-tech. Abbiamo quindi due Cine: Cina esterna, con Tecnologia, semiconduttori, automobili ed esportazioni molto forti. Cina interna, con l’ìmmobiliare debole, consumi prudenti, domanda limitata e pressioni disinflazionistiche. 

Questa divergenza probabilmente aumenterà le tensioni con Europa e Stati Uniti: se la domanda interna non assorbe la capacità produttiva, una parte crescente della produzione finirà sui mercati esteri.

Per le imprese italiane possiamo avere due effetti opposti: Opportunità per prodotti e componenti cinesi competitivi. Contro il rischio della concorrenza cinese crescente sui mercati europei e internazionali.

Assistiamo a un fenomeno comune a quasi tutti i settori mondiali, cresce l’interdipendenza, ma contemporaneamente cresce il desiderio di autonomia. Gli Stati del Golfo cercano rotte alternative a Hormuz. Gli Stati Uniti cercano semiconduttori indipendenti dalla Cina. La Cina cerca mercati indipendenti dagli Stati Uniti. Singapore cerca di diventare il centro finanziario neutrale dell’Asia. La Thailandia cerca di trasformarsi in alternativa industriale. Le aziende cercano AI, ma vogliono non dipendere interamente da un unico provider. È una trasformazione importante. Per molti anni l’efficienza aziendale significava concentrare, un grande fornitore, un grande cliente. Un’unica filiera. Un grande provider tecnologico. Oggi la sicurezza strategica significa sempre più diversificare.

Questo principio vale perfettamente anche nelle operazioni M&A: una società con un solo cliente, un solo fornitore tecnologico o una sola filiera geografica vale meno di quanto il solo EBITDA possa suggerire.

Il valore dell’impresa dipende anche dalla qualità delle sue dipendenze.

Temi da monitorare questa settimana

  • condizioni iraniane per la riapertura di Hormuz;
  • eventuale risposta americana;
  • sicurezza delle navi ADNOC e degli Emirati;
  • petrolio alla riapertura dei mercati;
  • CPI USA e reazione della Fed;
  • primi casi concreti di enforcement dell’articolo 50 AI Act;
  • responsabilità civile degli agenti AI;
  • nuove acquisizioni nel middle market;
  • flussi patrimoniali verso Singapore e Dubai;
  • eventuali nuovi incentivi thailandesi;
  • inflazione e domanda interna cinese;
  • possibili nuove misure commerciali UE contro prodotti cinesi.

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