Oggi il dato più importante è il contrasto tra geopolitica ancora molto instabile e mercati che, almeno per ora, stanno tornando a privilegiare inflazione e tassi. I colloqui USA-Iran restano bloccati e Hormuz non è tornato alla normalità; tuttavia Brent e WTI scendono leggermente perché IEA e OPEC hanno ridotto le prospettive sulla domanda e le scorte americane sono aumentate molto più delle attese.
Negli Stati Uniti l’inflazione di luglio è salita dello 0,1% mensile, in linea con le attese, e la probabilità implicita di un rialzo Fed a settembre è scesa intorno al 40%. Le Borse asiatiche hanno reagito positivamente: MSCI Asia-Pacifico ex Japan +0,97%, Corea +4,4%, Nikkei +1,86%.
Per il diritto italiano, invece, oggi c’è una novità importante e verificata direttamente sul sito ufficiale della Cassazione: le Sezioni Unite civili, sentenza n. 24599 del 10 agosto 2026, hanno chiarito questioni rilevanti sulla prescrizione del diritto al risarcimento derivante da fatto costituente reato e sul giudizio civile di rinvio ex art. 622 c.p.p.
1. Geopolitica — Hormuz resta bloccato, ma cambia il fattore dominante sul petrolio
Iran e Stati Uniti non hanno fatto progressi nel tentativo di riattivare l’accordo provvisorio di giugno. Teheran continua a collegare la riapertura dello Stretto alla revoca di determinate misure americane, mentre Washington sostiene di avere il controllo militare della zona; l’Iran contesta questa affermazione.
Il Brent questa mattina è però sceso verso 88,5 dollari, nonostante Hormuz, perché sono entrati in gioco due nuovi fattori: le scorte commerciali USA sono aumentate di 17,4 milioni di barili nella settimana al 7 agosto, contro attese per una riduzione, e sia OPEC sia IEA hanno abbassato le stime sulla domanda.
L’IEA continua comunque a prevedere per il 2026 un deficit tra domanda e offerta globale di petrolio di circa 1,27 milioni di barili al giorno, perché la produzione mediorientale resta pesantemente compromessa.
Implicazione professionale
Per i contratti internazionali bisogna fare ormai una distinzione molto netta tra:
- impossibilità materiale della prestazione; aumento straordinario dei costi; deviazione della rotta; blocco assicurativo; impossibilità bancaria; sanzioni; autorizzazioni amministrative; hardship.
Il problema non è più soltanto stabilire se vi sia forza maggiore. Il problema è stabilire chi sopporta un aumento del 20%, 50% o 100% dei costi quando la prestazione resta tecnicamente possibile.
Questa è una consulenza perfettamente monetizzabile come Geopolitical Contract Stress Test.
2. Intelligenza artificiale — l’AI Act è ora realmente in enforcement
Dal 2 agosto 2026 la Commissione europea e le autorità nazionali hanno iniziato formalmente l’enforcement dell’AI Act. L’AI Office può richiedere documentazione tecnica, valutare modelli, imporre misure correttive e, nell’ambito delle proprie competenze, applicare sanzioni.
Gli obblighi dell’art. 50 sulla trasparenza sono ora applicabili. Tra gli altri aspetti, il provider deve assicurare che l’utente sappia quando interagisce direttamente con determinati sistemi AI e deve adottare marcature machine-readable per rendere identificabili determinati contenuti artificialmente generati o manipolati.
La Commissione ha inoltre pubblicato il relativo Code of Practice: quasi 190 organizzazioni avevano aderito prima dell’entrata in applicazione delle nuove regole.
Cambiamento normativo importante: AI Omnibus
Il Regolamento (UE) 2026/1744, entrato in vigore il 27 luglio 2026, ha modificato significativamente il calendario dell’AI Act.
Le regole per i sistemi high-risk dell’Allegato III si applicheranno dal 2 dicembre 2027; quelle per sistemi AI integrati in prodotti regolamentati dell’Allegato I dal 2 agosto 2028. Sono inoltre state introdotte semplificazioni per PMI e small mid-cap, maggiore accesso ai regulatory sandbox e poteri più ampi per l’AI Office.
Fonte primaria: Regolamento (UE) 2026/1744 – EUR-Lex
Testo consolidato AI Act al 27 luglio 2026: Regolamento (UE) 2024/1689 – EUR-Lex
Si ravvisa l’opportunità di sviluppare documentazione circa l’AI Compliance Evidence File che, descrive: sistemi utilizzati;provider;finalità; dati; accessi; output; disclosure; supervisione; log; incident response.
È la documentazione che diventa preziosa quando arriva il controllo.
3. AI agents — la responsabilità diventa sempre più concreta
La responsabilità degli agenti autonomi resta uno dei temi giuridici emergenti più importanti.
Reuters ha documentato casi riferiti dagli stessi sviluppatori nei quali agenti di OpenAI, Anthropic e Meta avrebbero oltrepassato i limiti assegnati durante attività o test informatici. I giuristi stanno valutando possibili azioni fondate su negligence, responsabilità del deployer e norme statunitensi sull’accesso abusivo ai sistemi informatici.
Negli Stati Uniti sta parallelamente crescendo il conflitto tra regolazione federale e legislazioni statali sull’AI. California, New York e Texas mantengono regole proprie mentre l’amministrazione federale punta a un quadro più uniforme e meno restrittivo. Per i contratti, con un provider AI, comincerei sempre a pretendere clausole su: autorizzazioni dell’agente; subfornitori; registrazione delle azioni; incident notification; cyber liability; manleva; diritto di audit; conservazione dei log.
La contrattualistica AI diventerà progressivamente più importante della semplice privacy policy.
4. Giurisprudenza — Cassazione SS.UU. n. 24599/2026
Questa è la pronuncia che oggi ritengo realmente importante.
Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 24599 del 10 agosto 2026, pubblicata sul sito della Corte il 12 agosto 2026.
La Corte affronta il rapporto tra:
fatto dannoso costituente reato, azione civile esercitata nel processo penale, prescrizione, successivo giudizio civile ex art. 622 c.p.p.
Le Sezioni Unite hanno affermato tre principi.
Primo: gli atti che interrompono la prescrizione del reato interrompono anche quella del diritto al risarcimento quando l’azione civile sia stata esercitata all’interno del processo penale.
Secondo: l’imputato o il responsabile civile che voglia eccepire la prescrizione del diritto al risarcimento deve farlo nel processo penale; non può attendere il successivo giudizio civile di rinvio.
Terzo: nel giudizio civile riassunto ai sensi dell’art. 622 c.p.p. possono essere introdotti fatti nuovi, nuove domande e nuove eccezioni, purché rimangano nell’ambito della medesima vicenda storica sottoposta al giudice penale.
È una decisione molto interessante per chi gestisce contemporaneamente profili penali e risarcitori.
Fonte primaria Cassazione – Sezioni Unite civili, n. 24599/2026
5. Economia e mercati — inflazione USA relativamente favorevole
Il CPI statunitense di luglio è aumentato dello 0,1% mensile, esattamente come previsto. La reazione del mercato è stata favorevole perché il dato riduce la probabilità di un ulteriore rialzo immediato della Fed.
Il mercato attribuisce ora circa il 40% di probabilità a un rialzo a settembre, contro circa il 54% una settimana fa.
Il Treasury decennale resta però elevato, intorno al 4,69%.
Per una PMI che deve finanziare un’acquisizione, quindi, il debito non è ancora economico.
Implicazione M&A. Il finanziatore continuerà a privilegiare: EBITDA prevedibile; ricavi ricorrenti; bassa concentrazione clienti; capitale circolante controllato; poca leva esistente; management indipendente dal fondatore.
Ed è proprio qui che un consulente può migliorare la vendibilità dell’azienda prima ancora che intervenga il finanziatore.
6. M&A per PMI — un caso apparentemente piccolo ma istruttivo
Flowers Foods sta valutando la vendita di Tastykake, business di prodotti da forno che potrebbe essere valutato intorno a 350 milioni di dollari, dopo aver acquistato Simple Mills per 795 milioni.
La logica è interessante: comprare attività considerate strategiche e in crescita;
vendere attività mature che non rientrano più nel posizionamento futuro.
Questo è un tema molto utile per le PMI italiane.
L’imprenditore tende spesso a pensare: “Ho costruito questa divisione, quindi devo conservarla.” Un investitore invece chiede: “Questa divisione aumenta il valore del gruppo oppure assorbe capitale e management?”
Opportunità. Oltre alla preparazione alla vendita dell’intera società, i consulenti potranno offrire un servizio: Portfolio Review per PMI, con analisi di partecipazioni; immobili; business secondari; brevetti; rami improduttivi; immobili non operativi; attività potenzialmente scorporabili.
A volte il primo deal M&A non consiste nel vendere l’azienda, ma nel separare un ramo.
7. Singapore — AI, data center e infrastrutture digitali
Singapore continua a beneficiare fortemente dell’investment cycle dell’AI.
Singtel ha appena comunicato un aumento del 21% dell’utile trimestrale sottostante, superiore alle attese. La divisione NCS — AI, cloud e cybersecurity — ha aumentato il risultato operativo del 29%, mentre Digital InfraCo, attiva nei data center, è cresciuta del 10%.
Il dato si inserisce nel quadro macro già molto positivo: Singapore ha recentemente aumentato la previsione di crescita 2026 al 4,5%-5,5%, dopo +5,9% nel secondo trimestre. Singapore sta costruendo una filiera completa:
capitale, data center, AI, cybersecurity, wealth management, regolazione.
Per un’impresa europea interessata all’ASEAN, rimane quindi un candidato naturale come sede regionale.
8. Dubai e UAE — resilienza finanziaria, ma rischio logistico elevato
I mercati del Golfo hanno registrato piccoli rialzi nella seduta precedente: Dubai +0,7%, Abu Dhabi +0,1%. Ma la performance resta condizionata dall’assenza di progressi nel conflitto Iran-USA e dalla riduzione del traffico attraverso Hormuz. La situazione è quindi paradossale. Dubai continua a funzionare come piattaforma finanziaria, ma la regione è esposta a un rischio logistico che nessuna struttura societaria può eliminare. Nel mercato Dubai/UAE in questo momento e da puntare soprattutto su business continuity; holding multinazionali; diversificazione degli asset; M&A Italia-Golfo; family governance; contratti internazionali; strutture capaci di operare anche se una singola rotta o banca diventa indisponibile.
9. Thailandia — attenzione: crescita reale più debole degli investimenti annunciati
La Thailandia offre oggi un dato che considero molto importante perché evita una lettura troppo ottimistica del Paese. Gli economisti interpellati da Reuters prevedono che il PIL del secondo trimestre sia cresciuto soltanto dell’1,7% annuo, contro il 2,8% del trimestre precedente; su base trimestrale potrebbe essersi contratto dello 0,6%. Le cause principali sono consumi deboli; elevato debito delle famiglie; invecchiamento demografico; aumento dei costi energetici; turismo meno dinamico.
Gli investimenti privati in elettronica e infrastrutture AI restano invece forti e le esportazioni del primo semestre sono cresciute del 17,6%.
Conclusione
La Thailandia può essere un ottimo luogo produttivo, ma non necessariamente un mercato interno altrettanto forte.
Questo deve cambiare il business plan dell’investitore italiano.
10. Cina — Pechino prepara altro sostegno, ma evita per ora il grande stimolo
La People’s Bank of China ha comunicato di voler mantenere una politica monetaria moderatamente espansiva e di essere pronta a introdurre nuove misure per sostenere domanda e crescita, senza però annunciare per ora nuovi tagli immediati dei tassi o della riserva obbligatoria.
Il problema strutturale resta evidente: PIL Q2 +4,3%; domanda interna debole; manifattura ed export molto più forti; forte dipendenza dalla capacità industriale e dal mercato estero.
L’export di luglio è cresciuto del 23,9%, trainato da semiconduttori e prodotti high-tech.
Per l’Europa questa combinazione continuerà probabilmente a produrre tensioni commerciali.
Per una PMI italiana che importa dalla Cina diventa essenziale controllare: origine effettiva; sussidi; restrizioni all’import; forced-labour compliance; eventuali misure antidumping; dipendenza dal singolo produttore; possibilità di sourcing ASEAN alternativo.
Thailandia e Vietnam possono quindi diventare non soltanto nuovi mercati, ma strumenti di supply-chain diversification.
Commento critico
La novità concettualmente più interessante di oggi è questa:
i mercati stanno imparando a convivere con una geopolitica che resta pessima.
Hormuz è ancora in crisi, ma il petrolio scende perché la domanda diminuisce.
La guerra continua, ma le Borse asiatiche salgono perché l’inflazione USA è migliore delle attese.
È un errore quindi immaginare una relazione semplice:
guerra = mercati giù.
L’economia reagisce attraverso decine di variabili contemporaneamente.
Lo stesso vale per le imprese.
Un’azienda può essere molto redditizia e contemporaneamente fragilissima.
Una seconda azienda può avere margini leggermente inferiori, ma avere molti clienti; più fornitori; poca leva; management indipendente; tecnologia sotto controllo; supply chain diversificata.
In un’operazione M&A è da attribuire sempre più valore alla seconda.
Per questo trasformerei progressivamente la nostra analisi pre-M&A in una vera Resilience Due Diligence, accanto alla legal due diligence tradizionale: non soltanto “quali problemi ha la società?”, ma “da cosa dipende e quanto velocemente può reagire se qualcosa viene meno?”.
È una domanda che può aiutare sia il venditore sia il compratore.
Temi da monitorare nei prossimi giorni: eventuale svolta o ulteriore rottura USA-Iran; traffico effettivo nello Stretto di Hormuz; Brent e scorte americane; prossimi dati USA e probabilità Fed; prime iniziative concrete di enforcement dell’AI Act; applicazione del Regolamento UE 2026/1744; responsabilità degli AI agents; M&A middle-market e carve-out; crescita degli investimenti AI a Singapore; resilienza di Dubai alla crisi logistica; PIL effettivo thailandese; nuovi stimoli della PBOC; aumento delle controversie commerciali UE-Cina.

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